«Non solo denuncia ma proposta, segnalando eventuali soluzioni», con un occhio «e un confronto con l'estero», insomma «una sfida enorme». Duilio Giammaria definisce così la nuova serie di «Petrolio», il programma di approfondimento che condurrà su Rai 1 in seconda serata il lunedì a partire dal 25 agosto al primo novembre e poi da fine gennaio ad inizio marzo, per complessive venti puntate.
Un programma la cui edizione precedente, «sperimentale», fu «ben accolta dalla critica televisiva» e la cui messa in onda è ora anticipata dai rumours per aver sottratto spazio televisivo solitamente occupato da Bruno Vespa. «Lui è contentissimo, ha fatto di tutto per incoraggiarci - scherza Giammaria -. In Italia tutto è considerato per sempre. Il fatto che la Rai abbia preso questa decisione è segnale buono. Devo moltissimo a Giancarlo Leone e a Luigi Gubitosi che ha subito riconosciuto la qualità del programma in un momento di difficoltà della Rai». «Ho una bella squadra di autori, di inviati - sottolinea -: questo non è un talk-show ma un programma di reportages, di pezzi, dove le tecnologie di ripresa sono leggere e il tono è anche ironico».
Qualche indiscrezione sugli argomenti che saranno trattati. Sicuramente il mare: «Per noi è una metafora straordinaria, anche metafisica. I nostri porti hanno perso tantissimo spazio di mercato. Trieste, ad esempio, vive quasi esclusivamente di traffico petrolifero destinato ai terminali Nord Europei, senza questo forse non avrebbe grandi attrattive. A Capodistria, invece, si sono sviluppati molto. Allora ci chiediamo: se si può fare in Croazia perché non si può fare anche a Trieste? Ricordo il traffico ro-ro, Berlusconi ne aveva parlato in un contratto con gli italiani, poi è finita lì». Le troupe di Petrolio punteranno l'obiettivo sul Medio Oriente, sulla Cina «che non abbiamo frequentato politicamente. Berlusconi non ci è mai andato, la Cancelliera Merkel ci torna spesso; ora ci è stato anche Renzi». La convinzione è che «ci può essere un ritorno del manifatturiero: mentre tutti pensano che il costo del lavoro è caro e altri problemi, noi pensiamo che i prodotti italiani con innovazione, ricerca e sviluppo potranno accendere l'attenzione di tanti. Abbiamo notato che la produzione nel distretto della ceramica di Sassuolo per la maggior parte è destinata al mercato estero».
Petrolio «vuole raccontare storie, è un programma assertivo, non di dubbio, non perché siamo detentori della verità ma perché spieghiamo ciò abbiamo capito», conclude Giammaria.

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