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giovedì 30 luglio 2015

Mediaset in utile ma Italia fatica, evita stime su 2015

I conti di Mediaset migliorano rispetto al 2014, ma soprattutto grazie alla Spagna: in Italia ancora si fatica, anche se qualche segnale positivo dal taglio dei costi e dalla raccolta pubblicitaria estiva c'è. Il quadro economico generale è però ancora troppo instabile e il gruppo non si sente di fare stime sull'andamento dell'intero 2015.

Nel primo semestre il gruppo Mediaset nel suo complesso ha infatti registrato un utile di 24 milioni rispetto a un 'rosso' di 20 milioni dello stesso periodo del 2014, con ricavi sostanzialmente stabili a 1.721 milioni. In Italia le attività restano però in perdita (anche se in riduzione da 29 a 20 milioni) con il vertice che è riuscito a limare i costi di altri dodici milioni dopo i forti interventi degli ultimi anni. In estate la raccolta pubblicitaria è leggermente positiva (con luglio che vede un rialzo a una cifra 'bassa'), mentre nel primo semestre - con il mercato nel suo complesso in forte calo - i ricavi pubblicitari televisivi lordi si sono attestati a 1.011 milioni (-0,8% sui primi sei mesi 2014) mentre nel solo secondo trimestre sono stabili.

Ma per l'incertezza del quadro economico generale «risulta ancora estremamente difficile formulare previsioni circa l'evoluzione annua del mercato pubblicitario italiano» così come «la ridotta prevedibilità dei mercati di riferimento e l'elevata volatilità del ciclo economico rendono difficile una stima puntuale» dei risultati generali a fine anno, commenta il Biscione.

Mentre in Italia il Cda ha autorizzato la controllata Rti a perfezionare l'operazione di acquisizione dell'80% di radio R101 da Mondadori con un'operazione che sarà finalizzata entro settembre, alla Borsa di Madrid i risultati di Mediaset Espana sono stati accolti con un calo del titolo di quasi il 10%. Nonostante tutti dati positivi, a far scattare le vendite sarebbero stati i timori che la frenata dei ricavi nel secondo trimestre e in generale della raccolta pubblicitaria in Spagna non faccia rispettare le stime degli analisti per fine anno. Ma un segnale di ottimismo per l'avvio di Piazza Affari è stato dato nel corso della conference call con gli analisti finanziari: nonostante la scarsa visibilità («si lavora mese per mese») secondo i manager del Biscione al momento non ci sono le condizioni per cambiare le stime di una crescita compresa tra il 2 e il 4% della raccolta pubblicitaria in Italia a fine anno.

(Fonte: Ansa)

martedì 15 luglio 2014

Agcom: Sky prima per ricavi nel 2013; aggiornare legge par condicio

Si conferma il primato dei ricavi televisivi di Sky in Italia. Il dato emerge dall'ultima relazione dell'Agcom, secondo cui nel 2013 il gruppo di Rupert Murdoch ha registrato in Italia un fatturato di 2,6 miliardi di euro, segnando un calo del 3,5% sull'anno prima. Il grosso dei ricavi - spiega l'Agcom - è arrivato dalla pay tv (2,3 miliardi), che sempre nel 2013 ha totalizzato in Italia una quota di mercato del 77,8%, contro il 79,1% del 2012. Più contenuto il calo dei ricavi della Rai che si colloca in seconda posizione con ricavi pari a 2,3 miliardi (-1,6%), mentre per quanto riguarda il gruppo Mediaset, lo scorso anno ha riportato ricavi per 2,2 miliardi, con una frenata dell'8,2%. La quota di mercato della pay tv del Biscione si è invece attestata al 19,1%, in crescita sul 2012 (17,6%). Una vera e propria impennata ha infine interessato Cairo Communication che nel 2013 ha visto i propri ricavi aumentare del 268,9% a 136 milioni di euro.

Lo scorso anno il fatturato dell'intero settore delle comunicazioni ha registrato un fatturato pari a 56,1 miliardi di euro, in calo di 5,4 miliardi (-9%) rispetto ai 61,4 del 2012 (quando si era registrato un calo sul 2011 del 6,7%). Una dinamica negativa - spiega l'Agcom - imputabile oltre che alla generale crisi del settore, dal calo dei prezzi dei servizi. Nel dettaglio, lo scorso anno il comparto Tlc ha registrato un calo di fatturato del 10,7% a 34,4 miliardi, affossato in gran parte dal crollo del fatturato sulla rete mobile (-13,8%). Il valore del comparto media (radio, tv, internet, quotidiani e periodici) si è attestato invece a 14,7 miliardi (-6,9%), spinto al ribasso soprattutto dai periodici (-17,2%) e dai quotidiani (-7%). Resistono invece tv a pagamento (-2%) e internet (-2,4%) mentre frena decisamente la tv gratuita (-5,9%). Per quanto riguarda i servizi postali invece, l'Agcom rileva un calo più contenuto a 6,9 miliardi (-2%) sul 2012.

Secondo l'Agcom, è proseguito nel 2013 il calo della pubblicità, si è registrata infatti una contrazione del 10,9% sul 2012, a 7,4 miliardi di euro. Nel dettaglio la pubblicità è crollata nei periodici (-24,1%) e nei quotidiani (-13,2%), mentre sugli annuari si è addirittura registrato un calo del 30%. Per quanto riguarda la televisione, lo scorso anno la raccolta è calata del 10% a 3,2 miliardi, mentre quella sulla radio ha fatto segnare una frenata del 6,4% a 461 milioni. In calo anche la pubblicità su internet (-2,5%).

La tv e la politica sono cambiate rispetto al 2000 anno in cui è stata disciplinata la par-condicio: per questo occorre che la politica rimetta mano alla legge per "coniugare la irrinunciabile esigenza di assicurare una efficace tutela del pluralismo informativo con l'evoluzione del panorama mediatico e politico". Così il presidente dell'Agcom, Angelo Cardani, nel corso della relazione annuale dell'Authority, sottolineando come le elezioni europee del 2014, hanno mostrato "che la comunicazione politica su cui il legislatore aveva costruito il baricentro della par condicio, rappresenta un veicolo di informazione ormai superato: i dati di ascolto evidenziano una scarsa attenzione del pubblico verso questa tipologia di programmi".

Nel merito si è espressa nell'introduzione alla relazione anche il presidente di Montecitorio: "Le regole della par condicio meritano di essere considerate un capitolo essenziale del dibattito in corso sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale". Boldrini è convinta che bisogna rimodellare le regole che assicurano parità di condizioni tra tutti i soggetti politici "sulla base delle scelte che faranno Senato e Camera: per garantire il giusto equilibrio, tra maggioranza e minoranze, tra diritti del governo e diritti delle opposizioni e per evitare che nell'informazione televisiva, ancora determinante nel processo di formazione degli orientamenti di voto, funzionino, per dirla col linguaggio delle riforma elettorale, troppe alte soglie di accesso".

"Spero che le forze politiche sappiano partecipare al dibattito sulla nuova Rai facendo un passo indietro, senza interferire, e liberandosi del radicato vizio di chiedersi 'al mio partito cosa tocca?', ma guardino ad un orizzonte più ambizioso: come il servizio pubblico può contribuire a darci un Paese più moderno, aperto, inclusivo, curioso, che rifiuti gli stereotipi, che sia capace di alzare lo sguardo oltre il cortile di casa". ha affermato inoltre Boldrini, auspicando "un dibattito che coinvolga non solo gli 'addetti ai lavori', ma tutti i cittadini che nella società, nella scuola, in famiglia, ogni giorno sperimentano gli effetti della comunicazione e chiedono al servizio pubblico di svolgere di più e meglio la sua funzione. Dalle polemiche innescate dal contributo Rai nel cosiddetto decreto Irpef è derivata una decisione del Governo che reputo importante e positiva: quella di anticipare il rinnovo della concessione tra lo Stato e l'azienda, senza aspettarne la prevista scadenza del maggio 2016. La discussione pubblica dei suoi contenuti è un'occasione di straordinaria importanza per capire quello che i cittadini vogliono e quello che allo sviluppo della nostra società può venire da un servizio pubblico profondamente riformato. Mi auguro davvero che la consultazione annunciata per i prossimi mesi sappia coinvolgere coloro che operano nel settore, ma ricordando che tutti coloro che pagano il canone meritano di essere considerati 'azionisti di fatto'".

"La crescente importanza della rete non deve indurre a trascurare il pluralismo informativo italiano, che fa i conti con una situazione dura", ha anche sottolineato la presidente della Camera, che ha ricordato che nel 2013 vi è stata "una fase difficile dell'emittenza locale". "Si tratta - ha aggiunto - di voci che si stanno spegnendo e che rischiano di rendere più povera l'offerta informativa, essenziale in democrazia".

"L'Italia continua a mostrare segnali di debolezza nello sviluppo e nella penetrazione di reti digitali di nuova generazione e di accesso ai servizi più innovativi", ha rilevato Cardani. "Sebbene nell'ultimo anno si sia parzialmente ridotto il divario digitale dell'Italia rispetto alla media europea, molti sforzi restano da compiere e in questo comune obiettivo l'Agcom farà la sua parte". Il presidente Agcom ha poi ricordato il ruolo dell'Authority nella risoluzione arbitrale delle controversie tra "operatori e operatori-utenti, che ha ridotto i tempi del contenzioso, avvicinando i contendenti all'accordo".

A tre mesi dall'entrata in vigore del regolamento per la tutela on line del diritto d'autore, "i primi risultati mostrano come l'Autorità stia effettivamente perseguendo l'obiettivo virtuoso che si era prefissata nell'affrontare il delicato tema della tutela del diritto d'autore online". Lo ha affermato Cardani. "Numerose procedure avviate, infatti -ha riferito Cardani- si sono concluse con l'adeguamento spontaneo di uploader, provider e gestori di siti internet alle richieste dell'Autorità, mostrando una risposta positiva della rete alle attività di contrasto alla pirateria, a riprova dell'efficacia del sistema introdotto". L'intervento dell'Autorità, ha sottolineato ancora il presidente dell'Agcom si fonda "per altro, sulla convinzione che il contrasto alla pirateria non possa limitarsi solo all'opera di contrasto, ma debba essere accompagnata da una serie di azioni positive volte a creare una cultura della legalità, nella fruizione dei contenuti".

lunedì 14 luglio 2014

Piazza Affari in negativo, male Mediaset

Piazza Affari in rosso, dopo una buona partenza. I listini milanesi ampliano i ribassi dopo il dato deludente della produzione industriale a maggio nell'area euro. Mentre il resto dei mercati finanziari del Vecchio Continente si muove compatto al rialzo, il Ftse Mib cede lo 0,45% a 20.522 punti, mentre l'All Share perde lo 0,41% e il differenziale tra Btp decennali e omologhi tedeschi sale a quota 168 con un rendimento del 2,88%. In rosso il comparto bancario: maglia nera per il titolo Ubi banca -4,04%, seguito da Banco Popolare -3,41% ed Mps che flette del 2,83%. Male anche Mediobanca -2,07%, Mediolanum -1,57%; Intesa Sanpaolo -0,73% e Bpm -0,65%, debole Unicredit -0,26%.

Tra i ribassi maggiori Pirelli -2,31% e Mediaset che perde il 2,11% a 3,24 euro; quasi 5 milioni i pezzi passati di mano per il titolo che nell'ultimo mese ha lasciato sul terreno il 13,35%. Maglia rosa invece per Finmeccanica che guadagna l'1,67%, in progresso Gtech +1,32%, Eni +0,88% e Fiat +0,81%. Bper, in controtendenza, guadagna lo 0,95% a 6,37 euro.

Bernabè: operazione Mediaset-Telefonica "strategicamente giusta"

"Nel caso specifico, si tratta di un'operazione forse ancora più complicata per la complessità della situazione finanziaria di Prisa (gravata da un debito di 3 miliardi, ndr) e in più vanno considerate le implicazioni politiche. Ma strategicamente è un'operazione giusta". Lo ha affermato Franco Bernabè, ex numero uno di Telecom Italia, in una intervista rilasciata a Milano Finanza, riferendosi al recente accordo raggiunto tra Telefonica e Mediaset per la spagnola Digital Plus e all'ingresso della società iberica nel capitale di Mediaset Premium.

sabato 12 luglio 2014

Il futuro di Rai Way nella telefonia mobile

Quattordici anni fa, nel lontano 2000, Télédiffusion de France mise sul piatto 1.150 miliardi di lire italiane per portare a casa il 49% di Rai Way. I francesi spiegavano, nel loro piano industriale, di puntare «a un'alleanza con Wind» e con Rai Way per infilare un piede, magari anche due piedi nel ricco mercato dei cellulari italiani. Una grande idea che poi, nel 2001, fu fermata dal governo Berlusconi. I banchieri, che hanno eccellente memoria, pensano sia ancora questa la strada migliore per Rai Way, ora che la società pubblica dei ripetitori viaggia verso la Borsa. E cioè entrare con forza a braccetto dei nuovi soci nel settore degli smartphone, del trasporto dati in mobilità, della telefonia.

La visione di (alcuni) banchieri emerge chiara ieri mattina, nella Sala degli Arazzi al piano terra di Viale Mazzini. Qui il direttore generale della tv di Stato Luigi Gubitosi raccoglie 80 tra avvocati d'affari, consulenti e super-banchieri per quella che gli esperti chiamano management presentation. La Rai mette in mostra i dirigenti che pilotano la sua Rai Way. E la società statale che ha in tasca oltre 2300 stazioni «trasmittenti e ripetitrici», una rete di satelliti, due centri di controllo (a Roma e Milano) e un utile netto di 11,8 milioni (nel 2013). Si parla rigorosamente inglese in sala e anche i dirigenti delle nostre reti pubbliche in genere etichettati come brutti e cattivi fanno una buona figura. Gli ospiti sono i registi della quotazione di Rai Way, attesa per questo novembre. In sala c'è Federico Imbert, ad esempio. È l'amministratore delegato di Credit Suisse Italia, la banca che dicono sempre gli esperti del genere è global coordinator e anche joint book runner della quotazione. Quando per gioco infila il casco dei tecnici di Rai Way, spiritoso omaggio della tv di Stato agli ospiti, Gaetano Micciché magari non lo riconosci. Ma c'è anche l'amministratore delegato di Banca Imi in visita alla Rai. Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), come sopra. E Global coordinator e joint book runner della quotazione. Ancora. Nella Sala degli Arazzi, si notano dirigenti di punta di Mediobanca (che è anche lei global coordinator). Dirigenti di punta di Citi e Bnp Paribas (altri book runner). Dirigenti di Leonardo (l'advisor). E grossi papaveri di grossi studi legali, come Bonelli Erede Pappalardo (che cura gli interessi di Rai Way) e Clifford Chance (delle banche). Tutti insieme, a riunione sciolta, faranno visita agli impianti di Via Teulada prima di un pranzo in un hotel di grido.

Ma quel che conta - al di là dei nomi e dei brindisi benauguranti - è il clima che respiri nello storico salone di Viale Mazzini. Il vento spinge Rai Way che trasporta il segnale tv come suo lavoro principale verso un ruolo (anche) da operatore di rete al servizio di una qualche società della telefonia. Scenario che non sembra sorprendere i dirigenti di Rai Way (ci sono l'ad Ciccotti, il presidente Sergio, il consigliere di amministrazione Russotto). Sul piano tecnico - spiegano quelli della Rai, sicuri – la rete sarebbe già in grado di rispondere alla nuova missione. Già adesso, d'altra parte, le sue antenne danno ospitalità a operatori della telefonia mobile, anche per le sofisticate trasmissioni con tecnologia Lte.

La strada verso la Borsa è ancora lunga. Il progetto andrà descritto, punto per punto, nel prospetto informativo che avrà bisogno del semaforo verde della sentinella dei mercati (la Consob). Poi ci sarà la presentazione agli analisti, quindi la tournée per cercare investitori nel mondo. Il road show, in casi del genere, tocca Londra, Parigi, Francoforte, quindi gli Usa. Soprattutto il dg Gubitosi spera che per novembre si sia attenuato il vento gelido sui mercati che ha fatto due vittime illustri in queste ore: Rottapharm e Sisal, costrette a rinunciare alla quotazione. D'altra parte nella Sala degli Arazzi risuonano ancora le note di "My Way" di Sinatra (con un imitatore che la trasforma in Rai Way). Insomma: la strada della società è tracciata, ora corre incontro al suo destino, qualunque esso sia.

di Aldo Fontanarosa
per "La Repubblica"

venerdì 11 luglio 2014

Timori su andamento pubblicità, Mediaset perde in Borsa

Mediaset ha invertito rotta a Piazza Affari, penalizzata dai timori per l'andamento della raccolta pubblicitaria. I titoli del Biscione stanno perdendo l'1,13%, attestandosi a 3,31 euro, mentre il Ftse Mib sale di oltre l'1%.

Nielsen ha indicato che il settore della pubblicità è tornato a soffrire lo scorso maggio accusando una flessione del 5,2% su base annua. Il settore delle tv ha registrato un calo degli investimenti pubblicitari del 4,6%, con Rai e Mediaset che hanno fatto peggio della media accusando rispettivamente ribassi pari al 7,2% e al 5%. È andata bene Sky mettendo a segno un progresso del 5,4%, mentre ha sofferto (ma meno del mercato) La7, con un ribasso del 2,9%. I dati non fanno dormire sonni tranquilli agli investitori. E anche gli analisti hanno giudicato i numeri di maggio inferiori alle attese.

lunedì 30 giugno 2014

Borsa Londra: +1,5% BSkyB, dopo asta Serie A

Seconda seduta consecutiva di rialzo a Londra per BSkyB che guadagna l'1,5%, e viaggia in controtendenza rispetto all'indice Ftse100, sulla scommessa degli operatori che stia per subire un'accelerazione il progetto Sky Europe, cioè l'integrazione con le controllate di 21st Century Fox, Sky Deutscheland e Sky Italia.

Secondo quanto riportato dal Telegraph nel weekend il momento più adatto per portare a termine l'operazione potrebbe essere proprio nella finestra tra l'asta dei diritti della Serie A italiana, che si è chiusa giovedì scorso, e la gara per le licenze della Premier League inglese a fine anno. Questo perché uno dei temi rilevanti per completare il deal, prima delle tematiche legate al business nel Regno Unito, è il profilo finanziario di Sky Italia in termini di costi e di scenario competitivo.

L'esito della gara per la Serie A, con Sky che porterà a casa tutti i match sulla piattaforma satellitare e Mediaset che otterrà le partite delle otto squadre principali in digitale, permette maggiore chiarezza sulle prospettive e di entrare nel merito delle valutazioni: a questo proposito però, secondo Nomura, lo scenario delineatosi post-gara potrebbe permettere a Fox (azionista di Sky Italia) di strappare un prezzo più basso di quanto desiderato «sebbene dal nostro punto di vista circa 3 miliardi di euro sembrano ancora ragionevoli». Sky Italia non è riuscita nel suo tentativo di ottenere l'esclusiva, scrive Nomura, lasciando Mediaset «in una posizione più forte». Secondo gli stessi analisti, il tentativo del broadcaster italiano di assicurarsi l'esclusiva delle migliori squadre di Serie A sia via satellite sia via digitale puntava da una parte a controbattere all'esclusiva per la Champions League 2015-18 ottenuta da Mediaset, a migliorare le sue prospettive commerciali a spese del gruppo di Cologno e a frenare il progetto di partnership nella pay tra Mediaset e altri player.

mercoledì 25 giugno 2014

Financial Times: Gubitosi cerca di cambiare la cultura aziendale Rai

Cambiare la cultura e l'organizzazione aziendale della Rai, che «negli ultimi vent'anni è stata troppo legata alla politica»: è la sfida del direttore generale Luigi Gubitosi, al centro di un articolo pubblicato oggi dal Financial Times. Nel pezzo, intitolato 'Il dg Rai cerca di cambiare la cultura aziendale' - il corrispondente del quotidiano britannico ricorda che il governo Renzi sta per lanciare una consultazione pubblica sul futuro dell'azienda alla quale ha imposto un taglio da 150 milioni.

Intanto Gubitosi ha avviato la quotazione di circa il 40% di Rai Way, la società che possiede le torri di trasmissione (il cui valore, scrive il FT, è stimato in circa 1 miliardo): «il dg si è affidato a Credit Suisse e Intesa Sanpaolo come global coordinator - si legge - e spera di concludere l'operazione per ottobre o novembre». «Secondo alcuni analisti del settore, con i suoi 14 canali e le sedi regionali la Rai è semplicemente troppo grande - scrive il Financial Times - e dovrebbe essere parzialmente privatizzata e insieme completamente liberata dalle interferenze della politica», sul modello della Bbc. «Io vedo una Rai più efficiente. Quanto debba essere grande spetta al governo», risponde Gubitosi.

Quanto alla missione di realizzare un servizio pubblico all'altezza del suo ruolo, il dg sottolinea: «Abbiamo messo da parte il trash. Abbiamo cercato di di elevare il livello culturale della nostra produzione. Ho detto al mio arrivo che non mi sarei preoccupato di perdere un paio di punti di share pur di raggiungere questi obiettivi».